mercoledì 2 marzo 2016

Alcune riflessioni sulla Gestazione Per Altri


Poche parole sul tema della gestazione per altri. Come bene fa riflettere la scrittrice Michela Murgia in un suo articolo pubblicato da L'Espresso, la dicitura corretta per riferirsi a tale pratica è appunto quella di "gestazione per altri" o di "gestazione surrogata" e non come per seminare fraintendimenti e ignoranza molti vogliono chiamarla, ossia "utero in affitto" o "maternità surrogata". Perché? Perché in questo fenomeno l'unica cosa che viene ad essere surrogata è la capacità di gestazione, ossia la capacità di una donna di covare nel proprio grembo una vita portandola fino alla nascita. La maternità non c'entra nulla. Gestazione e maternità sono due concetti ben separati e distinti perché mentre la prima allude ad un dato prettamente fisico e biologico, la seconda indica una relazione volontaristica e consapevole a livello socio-psicologico. Non è sufficiente affrontare una gestazione e partorire un bambino per potersi dire madri. Madre si diventa volendolo e comportandosi come tale. D'altronde la legge italiana riconosce alle donne la possibilità di abortire e di rinunciare a qualunque potestà genitoriale sul nascituro proprio muovendo da questa consapevolezza: che concepire e partorire non fanno automaticamente di una donna una madre. Iniziamo dunque ad esprimerci con espressioni corrette: gestazioni per altri o gestazione surrogata. Premesso ciò non si può non notare come una delle critiche più feroci contro questa pratica muova a partire dall'accusa di egoismo nei confronti di coloro che vi fanno ricorso, sopratutto quando si tratta di coppie omosessuali. Due uomini, si dice, non posso concepire un figlio ed è contro natura oltre che inumano "affittare un utero", farsi fare un figlio da una donna e poi strapparle il bambino dal grembo. È tutto ciò dietro pagamento. Questa è tratta di esseri umani, si dice. Sono uomini capricciosi che "comprano bambini".  Ma di che egoismo parlano coloro che accusano quanti ricorrono alla GPA? Dell'egoismo di avere un figlio? Dell'egoismo di voler diventare genitori? Io mi chiedo: non è questo egoismo, ammesso che davvero di ciò si possa parlare, proprio di qualunque persona che voglia diventare genitore, uomo o donna che sia, eterosessuale o omosessuale, sterile o meno? Quando un uomo e una donna decidono di avere un figlio, non lo fanno certo per amore verso quel figlio che ancora non esiste e che non conoscono. Lo fanno certamente, invece, per completare la propria vita, darle un senso, riempirla, costruirsi una famiglia. Appunto per "egoismo" personale! Egoismo dal quale si trova a sbocciare una nuova vita e un nuovo amore! Perché se il motivo che spinge gli uomini ad avere figli fosse il solo fatto di voler generare la vita, allora ogni donna dovrebbe mettere al mondo un figlio dietro l'altro senza sosta, uno all'anno finché il corpo le regge. Se il valore assoluto è pensare solo al bene del bambino e non alla volontà della famiglia che lo genera, allora più bambini si mettono al mondo è meglio sarà per loro che si troveranno a ricevere la vita. Ora questo discorso non penso venga condiviso neanche da quelle persone che aborriscono la GPA perché ognuno di noi è ben consapevole che la vita nasce da un atto d'amore e da un progetto di vita e il vero motivo che spinge qualunque essere umano a fare figli è quello, puramente egoistico, di volersi formare una famiglia con la quale condividere gioie e dolori della vita. Appurato ciò, per quale ragione pensiamo di poter considerare egoisti coloro che, provando un amore così forte e gargantuesco nonché un desiderio così immenso di costruirsi una nido familiare e mettere al mondo un figlio le provano tutte per riuscirci? Perché queste persone devono essere accusati di essere fuori dalla grazia di dio e affette da un egoismo diverso da quello di qualunque altra coppia magari non sterile o magari eterosessuale? Oggi la scienza ci consente cose che anni fa non erano neanche immaginabili e tra esse rientra anche la possibilità di generare la vita in modi diversi dall'accoppiamento sessuale. É sbagliato? È contro natura? Non più della ricerca medica che vuole curare le malattie! Il concetto di "natura" è davvero troppo sfuggente per riempirsene la bocca perché probabilmente la natura delle cose non è un dato di fatto ineluttabile ma un concetto in divenire: è natura tutto ciò che PUÒ accadere nel mondo! In ogni caso, se una donna, libera e consenziente decide di DONARE il proprio grembo ad un'altra coppia per generare al mondo un figlio che lei non sente come suo fin da subito, un figlio che sarà amato e accudito da una famiglia che invece lo percepisce come suo prima ancora che esso venga generato, mi chiedo: qual è il problema? Il fatto che questo bambino non ha potuto scegliere se avere una madre biologica o meno? Ma guardate che nessun figlio può scegliere i propri genitori. Un figlio non può scegliere di avere un padre non violento o una madre non alcolizzata, non può scegliere di avere genitori ricchi piuttosto che amorevoli e presenti. E in realtà non può neanche scegliere di nascere. Quello che è certo invece è che tra la vita e la non vita, sceglierebbe certamente la prima. Non è un rapporto sessuale che ci mette al mondo ma l'amore! Credo sia necessario per ognuno di noi un profondo ripensamento del ruolo maschile e femminile, della maternità e della paternità. Materno e paterno sono istinti, attitudini sentimentali innate in ognuno di noi e non corrispondono necessariamente col sesso delle persone, con l'essere madre o padre. Un uomo può benissimo provare un istinto materno e una madre quello paterno così come nella stessa persona possono essere presenti entrambi gli istinti se è vero come qualche pensatore del passato ha detto che "paterno" è ciò che inizia il bambino al mondo esterno mentre "materno" ciò che lo proietta verso la scoperta della dimensione interna ed affettiva. Il problema vero è il modo in cui la società ci ha abituati a vedere noi stessi, costringendoci ad abdicare ai nostri sentimenti più profondi perché se sei un uomo e ti occupi troppo di tuo figlio vieni additato come un "mammo" (in fondo non sei un vero uomo...), mentre se sei una donna e non te occupi abbastanza sei una madre snaturata (le donne stanno a casa con la prole. Non nel mondo a lavorare!). Insomma, in questo caos di opinioni campate per aria ascoltando solo la propria pancia e mai il cuore o la ragione, c'è una sola certezza: è l'amore che ci genera alla vita e quell'amore va ascoltato! 
Anche il tema dell'eventuale compenso che verrebbe corrisposto alla gestante crea molti dubbi e proteste fino al punto di sostenere che i figli così portati alla luce sarebbero dei "bambini comprati" come comprato sarebbe il corpo della donna. Al di là dell'osservazione per la quale appare quantomeno ridicolo che coloro che si preoccupano della libertà del corpo della donna non si fanno scrupolo poi a pagare profumatamente prostitute per comprare la loro capacità sessuale, ciò su cui bisogna porre l'attenzione è il fatto che ciò che il presunto compenso andrebbe a "comprare" non è affatto la donna o il nascituro ma una pura e semplice capacità biologica: la capacità di gestazione. Ora la domanda è: per quale ragione ammettiamo che si possa comprare l'apparato sessuale di una donna per il proprio piacere e non invece che ci possa essere una "donazione" di capacità di gestazione" (donazione perché come detto il compenso remunera o rimborsa come sembrerebbe meglio dire, nove mesi di vita faticosi e pieni di ostacoli e spese da affrontare per qualunque donna incinta)? Con l'analisi poc'anzi effettuata non intendo esimermi dal dire che io stesso reputo la questione molto complessa e degna di attenzione soprattutto al fine di evitare il rischio che una pratica illegale possa creare nuove forme di schiavitù per la donna. Ciò che è certo è che urge l'onestà intellettuale di ragionare sulla complessità delle cose. Facoltà cui molti hanno ormai abdicato!

mercoledì 17 febbraio 2016

Senatrice Monica Cirinnà non getti la spugna




Cara Senatrice Monica Cirinnà
In questi giorni il Parlamento italiano sta dando vita a uno spettacolo ignobile, vergognoso e squallido. Sulle unioni civili la maggioranza del PD si è spaccata, la destra omofoba sta dando il meglio di sé e i grillini voltagabbana stanno dando il colpo di grazia aiutando Giovanradi, Calderoli e compagnia bella ad affossare questo disegno di legge che se approvato riuscirebbe a dare una tutela seppur minima a milioni di persone. Questa mattina, dopo un'ora e mezza di biechi litigi e insulti, viene convocata una riunione dei capigruppo su richiesta del PD perché appare ormai certo che il canguro Marcucci non ha i voti sufficienti per passare. Lei, presa dallo sconforto dichiara, stando alla stampa, che è pronta a ritirarsi dal PD e a togliere il proprio nome dal ddl se questo verrà svuotato a ribasso. Cara Monica voglio dirle personalmente che non deve gettare la spugna e chiederle di non farlo! Sappiamo bene quanto possa essere frustrante e penoso lo spettacolo politico italiano su questioni di diritti civili, umani e di civiltà. Purtroppo le procedure, i conflitti e i giochetti di potere, come ben dimostrato in questi giorni da molti partiti, hanno più importanza della vita e della felicità delle persone. Il suo ddl ha impiegato tre anni per giungere in Parlamento dopo trent'anni di ritardo che ha bloccato l'Italia su questo argomento. So benissimo che probabilmente il suo ddl verrà offeso, umiliato, mortificato e vanificato in gran parte ma voglio chiederle con tutto me stesso di non arrendersi e di tirare avanti senza esitazioni nonostante tutto. Non possiamo permetterci di aspettare altri tre, quattro, cinque, trent'anni per riavere la possibilità che in Parlamento si torni a discutere una legge sui diritti civili. Non abbiamo tempo. La vita e la felicità di milioni di persone, uomini, donne, giovani, anziani e bambini non hanno tempo e non possono soccombere così miseramente. Le stepchild adoption sono sacrosante e vanno fatte a tutti i costi. Provateci in ogni modo, ma se la meschinità dei vostri oppositori non ve lo consentirà, avete ugualmente l'obbligo morale di portare a casa almeno una regolamentazione sulle unioni civili. Certo, sembra che noi tutti siamo qui a chiedere l'elemosina a un parlamento dispettoso, cieco e malvagio, e forse è davvero così. Ma questo è tutto ciò che ci resta, tutto ciò che la politica italiana ci ha lasciato in eredità: mendicare i diritti umani. Le unioni civili, anche senza stepchild, sarebbero tristi e vergognose, ma rappresenterebbero pur sempre un primo passo in avanti e ci consentirebbe di ripartire (perché tanto questo accadrà, che dovremmo ricominciare tutto da capo) non da zero ma almeno da 1. Sappia che la maggior parte del mondo LGTB e anche gran parte di quello eterosessuale è con lei, la sostiene e le è vicino. Raccolga la nostra energia, le nostre paure e aspettative, la nostra rabbia e vada avanti. Lei può farlo. Non si arrenda proprio ora. Noi non ci arrendiamo. E se questo parlamento incivile vorrà negare diritti così importanti contro il pare del mondo intero e della nostra Corte Costituzionale potrà farlo. Ma dovrà passare sopra il nostro cadavere!  "Nessuna paura che mi calpestino, calpestata l'erba diventa un sentiero": sono parole della poetessa Blaga Dimitrova. Ecco, tenga a mente le parole di questa poetessa quando tornerà in aula tra poche ore per decidere cosa fare. Non si arrenda. Diventi un sentiero verso la civiltà! Diventi il nostro sentiero!

Claudio Volpe

mercoledì 27 gennaio 2016

Lettera aperta a voi che sabato parteciperete al Family Day







Cari voi che sabato prossimo parteciperete al Family Day,
vi scrivo per chiedervi di aiutarmi a capire alcune cose, perché vi giuro che io da studioso del diritto che cova il sogno di divenire magistrato, da scrittore e da cittadino, proprio non riesco a comprenderne il senso.
Non comprendo, ad esempio, per quale motivo sabato prossimo vi ritroverete al Circo Massimo per manifestare a tutela della famiglia. Di che famiglia parlate? Di quella naturale, certo. Ma cosa deve intendersi per “naturale”? Per voi, ovviamente, naturale è la famiglia costituita da padre, madre e figli. Bene, per me “naturale” è la famiglia che sa adempiere al compito che “naturalmente” le compete, quello di essere un luogo di amore, supporto e assistenza reciproca, un luogo dove sentirsi accolti, sostenuti, accompagnati nel complesso percorso della vita. La famiglia naturale è quella che nasce da un atto di amore e condivisione, da un progetto di vita comune. Capite bene, cari voi che parteciperete al Family Day che in questa visione di famiglia come nucleo d’amore ha ben poco a che fare il sesso o l’orientamento sessuale dei genitori. Capite bene che nella vostra limitata concezione di famiglia state buttando nella spazzatura centinaia di migliaia di famiglie che divergono dalla vostra povera concezione: famiglie composte da madri e padri single, da due padri e figli, da due madri e figli, da famiglie allargate dove accanto a genitori e prole trovano posto nello stesso nucleo familiare anche i nonni, fino alle stesse case-famiglia. Con la vostra limitata e limitante visone della famiglia state sputando addosso a centinaia di migliaia di bambini, quegli stessi bambini che avete la presunzione di voler proteggere (da cosa poi? dal troppo amore?) e che, se fosse per voi, non dovrebbero mai poter essere felici e realizzati all’interno del proprio nido familiare e dovrebbero, invece, vergognarsi della propria famiglia. La verità, cari voi che parteciperete al Family day, è che voi non andrete al Circo Massimo per celebrare la famiglia ma la Vostra famiglia, solo la vostra, quella che più vi piace, che più vi rassicura perché all’interno del suo schema rigido e omertoso gli uomini potranno continuare a comandare e a soddisfare i propri istinti alimentando il turismo sessuale minorile all’estero (e sì, noi italiani siamo i primi fruitori di questo bel mercato) e le donne potranno continuare ad essere considerate valevoli la metà degli uomini, a stare zitte e sottomesse, come sostiene qualche vostro leader. Manifesterete solo ed esclusivamente per la vostra famiglia, i vostri capricci e i vostri privilegi.

Vorrei poi che mi spiegaste per quale motivo se una donna ha un figlio e poi decide di condividere la propria vita con un’altra donna, quest’ultima non debba poter adottare il figlio della compagna. Per quale ragione nel caso in cui la madre biologica del bambino morisse, questi dovrebbe rimanere orfano e sottoposto al processo di adozione da parte di perfetti estranei? In poche parole, per quale ragione siete contrari alla stepchild adoption che con l’utero in affitto non ha nulla a che fare essendo questa una pratica (tra l’altro vietata in Italia) che non riguarda solo le persone omosessuali ma anche le coppie eterosessuali? Mi spieghereste, gentilmente, per quale ragione non scendete a manifestare contro i preti o i genitori pedofili o contro quelle chiese che hanno deciso di non aprire le proprie porte ai profughi? Per quale ragione vi sentite in diritto di poter imporre il vostro volere alle famiglie degli altri (perché state pur tranquilli che nessuno verrà a rubarvi vostro figlio per farlo adottare da due gay o due lesbiche)? Cos’è che vi fa così paura di una società aperta all’accoglienza di ogni bambino e alla tutela di ogni persona? Avete forse paura che tutti i figli di coppie gay diventino gay e che l’umanità si estingua? State tranquilli che gay si nasce e non si diventa, questo ormai è assodato! Dunque, potete dormire sonni tranquilli! 

Sappiate che i diritti o sono di tutti o non sono diritti ma privilegi e che se il sonno della ragione, come ha detto qualcuno, genera mostri, il vostro di sonno ne ha generati già troppi. È ora che vi svegliate perché dei vostri incubi ne abbiamo fin sopra i capelli!
Interrogatevi quindi, cari voi che parteciperete al Family Day, quando sabato prenderete i vostri figli e li condurrete al Circo Massimo e chiedetevi se non è la vostra una strumentalizzazione degli stessi. Certo anche le coppie gay hanno portato in piazza i propri figli ma le due cose sono molto diverse perché quelli erano bambini che rivendicavano il diritto ad avere una famiglia e non il diritto a negarla agli altri! Chiedetevi se i vostri bambini sono d’accordo con voi o se magari, come è probabile, credono che l’importante sia essere felici e sentirsi amati. Ascoltateli i vostri figli: è probabile che vi insegnino qualcosa di bello! 

Vi dico con tutto il cuore, cari voi che parteciperete al Family Day, che credo sia giunto il momento che la smettiate di nascondere il vostro razzismo e la vostra omofobia (e ignoranza?) dietro alla scusa che volete solo il bene dei figli. A voi dei figli non importa nulla. Non vi importa dei figli quando li trascurate o li date per scontati, quando li ripudiate perché gay, quando non rispettate i loro sogni, quando tradite la loro fiducia, quando distruggete il mondo nel quale dovranno vivere il loro futuro e soprattutto quando vi ergete a custodi di una verità assoluta, cattofascista e limitante dove due padri, due madri o madri e padri single non sono una famiglia. Famiglia che, giova ribadirlo perché sembra facciate molta fatica a capirlo, è invece luogo di amore imperituro, di accoglienza sconfinata, di supporto nel dolore, assistenza nella disperazione e partecipazione nella gioia. No, a voi non importa nulla dei figli, neanche dei vostri, a quanto pare, perché se così fosse vi impegnereste per renderli uomini e donne liberi e umani verso gli altri. A voi importa solo del vostro ideologismo becero e spicciolo e delle statue di Cristo nelle chiese mentre l’umanità, quella vera che si aggira per le strade del mondo, ai vostri occhi non esiste neanche! 

Quindi, fate pure con comodo sabato prossimo, manifestate contro i diritti di qualcuno, andate appresso a speculatori e sciacalli che di questa assenza di tutela per centinaia di migliaia di persone vogliono fare il loro trampolino per salire alle luci della ribalta, sprecate il vostro tempo e le vostre energie in modo così sciocco. Ma sappiate che sarà tutto inutile perché il progresso è inarrestabile e l’amore vince sempre. Sappiate che potrete anche prendervi a frustate o indossare il cilicio come i più medioevali degli uomini, ma nessuno smetterà di invocare il riconoscimento di diritti che sono umani prima ancora che civili. Sappiate che col vostro atteggiamento state nello stesso momento violando il diritto alla felicità di altri uomini, norme costituzionali, direttive europee, interventi della Corte Europea dei diritti dell’uomo e anche il messaggio di quel Cristo al quale volete essere tanto devoti finendo solo per fare esattamente l’opposto di quello che questi ha sempre detto. Fate insomma, un po’ come volete! Ricordate solo una cosa però: quando tra vent’anni ci guarderemo indietro, proveremo tutti molta vergogna per il ritardo con il quale abbiamo riconosciuto un diritto civile così importante e imprescindibile, così evidente e indispensabile. Scegliete ora, dunque, da che parte stare, se da quella di chi opprime o da quella di chi lotta per una società più giusta e umana! È adesso il tempo di scegliere! Perché, come si dice, la bellezza è incominciata quando qualcuno ha avuto il coraggio di scegliere!

Vostro non sostenitore,
Claudio Volpe


P.S. Dimenticavo, sabato ricordatevi di manifestate in piedi con i libri aperti davanti agli occhi, come siete soliti fare. Ma mi raccomando, accertatevi di avere aperto i vostri libri nel senso giusto e non al contrario! Non si sa mai… magari scoprite qualcosa di nuovo!


sabato 21 novembre 2015

"Papà, mamma e gender": Michela Marzano e il coraggio di raccontare la vita.






Di voci che con coraggio e attenzione sappiano raccontare le pieghe più intime della vita umana nel suo poliedrico atteggiarsi: di questo abbiamo bisogno oggi, in questo mondo dove nessuno sa più spiegarsi e spiegare, dove le urla si sovrappongono per prevalere barbaramente sull'altro. Perché in fondo non conta comunicate davvero qualcosa, non contano le idee e le battaglie di civiltà da portare avanti e non conta neanche la vita delle persone assediate da quella mancanza con la quale ognuno di noi deve imparare a fare i conti. Michela Marzano, la più nota filosofa italiana, riesce perfettamente lì dove molti altri hanno fallito. Con parole semplici ma mai scontate e un ragionamento rigoroso che sa dare spazio al senso di umanità del mondo, sa spiegare la vita nella sua complessità, nel suo essere costellata di buchi, nella sua meravigliosa bellezza. La filosofa Marzano, in ogni sua opera e sopratutto nel suo ultimo libro "Papà, mamma e gender" (UTET) sa come parlare di concetti complessi in modo naturale e spontaneo e sa argomentare con lucidità e profondità senza mai mettere da parte la consapevolezza che ogni discorso, pensiero, ragionamento, diritto o battaglia non sono mai solo quello che sono ma rappresentano anche e sopratutto la manifestazione di quel senso di umano che spesso viene sacrificato sotto il peso di pregiudizi, paure e preconcetti. In questa sua opera Michela Marzano offre al lettore un'attenta analisi del famigerato "gender" spiegandoci quali siano le fallacie nelle quali tutti coloro che si scagliano contro questa presunta teoria cadono. Perché l'omosessualità, il transessualismo, la volontà di riconoscere la complessità della struttura dell'identità sessuale e di genere di una persona debbano fare così paura? Perché non possiamo immaginare un mondo dove la libertà sia davvero un diritto di tutti indipendentemente dal genere sessuale, dal sesso e dall'orientamento? Perché un gay deve essere una donna mancata è una lesbica un maschio represso? Perché si fa così fatica ad accettare l'idea che ognuno è ciò che è e che riconoscere diritti all'altro non vuol dire toglierne a noi? Sono questi i temi che la filosofa affronta in questo saggio coinvolgente e appassionato senza mai dimenticarsi di far passare le proprie riflessioni attraverso il proprio vissuto e la propria carne. E ancora: cos'è davvero la famiglia e cosa vuol dire famiglia naturale? E' il diritto che dà dignità a essa o sono l'amore  e la progettualità che due persone insieme possono avviare per dare senso alla propria esistenza? I figli delle famiglie omosessuali sono davvero così "svantaggiati" ed esposti a sofferenze e problemi come qualcuno vorrebbe far credere? E per quale assurdo motivo il riconoscimento della dignità delle famiglie omosessuali, realtà di fatto già esistente e innegabile, dovrebbe rappresentare un attentato alla dignità umana? Scrive la Marzano in un lucido passo del suo saggio: "Non so perché si insista ad assimilare il riconoscimento dell'esistenza di varie famiglie - perché la famiglia al singolare, come ho già detto, non esiste più da tempo; di famiglie ce ne sono tante e variegate; c'è chi si sposa e chi divorzia, chi ha figli e chi non ne ha, chi li cresce da solo e chi invece se ne occupa con il compagno o con la compagna - con la volontà di distruggere la base stessa della società. Non so perché si immagini che la reversibilità della pensione o l'assistenza dell'altro nella buona come nella cattiva sorte debbano essere riservati solo a chi, certo non per scelta, ma perché così è capitato, è affettivamente e sessualmente attirato da persone di un altro sesso e non possa invece valere per tutti. Ma la cosa che mi sciocca veramente, al di là della retorica sulla famiglia, è che un uomo di Chiesa, e per di più Segretario di Stato Vaticano, evochi la "sconfitta dell'umanità" parlando delle famiglie omogenitoriali. L'umanità la si sconfigge quando la si nega, quando si immagina di poter trattare un essere umano come una semplice cosa. L'umanità è sconfitta dal non rispetto della dignità, dalla cattiveria, dall'assenza di compassione, dalla vendetta. Sconfiggere l'umanità significa cedere all'odio e all'intolleranza, alla rabbia  e alla distruzione. L'utilizzo della tortura distrugge l'umanità. Così come le persecuzioni, le pulizie etniche, i genocidi, la Shoah. Come si fa anche solo a evocare la "sconfitta dell'umanità" quando, in nome dell'uguaglianza di tutte e di tutti indipendentemente dalle differenze specifiche di ognuno, si prende sul serio la domanda di riconoscimento che ci viene rivolta ormai da troppo tempo da parte delle persone omosessuali? Comprenda chi può. E lo si spieghi anche a chi, nel Vangelo, legge solo messaggi di amore".

Un libro, dunque, da leggere nelle scuole, nelle Chiese, nelle piazze, nelle famiglie, nei circoli politici, nelle sedi delle istituzioni; un libro da leggere dopo aver fatto l'amore con la persona amata magari per eliminare quella vergogna provata perché questa persona che sta tra le nostre braccia o tra le cui braccia stiamo è del nostro stesso sesso; un libro da leggere a pranzo a tavola con i propri genitori o in ufficio con i propri colleghi o ancora in quei salotti televisivi dove troppo spesso le informazioni vengono distorte. Un libro spietato contro ogni forma di cecità mentale e al contempo dolcissimo e accogliente verso quanti hanno il coraggio e la tenacia di mettersi ancora a pensare, riflettere, distinguere, comprendere. Un libro che parla della vita e che regala tanta vita a quanti, omosessuali, transessuali, bisessuali o meno, sanno ancora gioire della complessità delle cose, delle identità e degli esseri umani. 

mercoledì 17 giugno 2015

LA COMPESSITA' DELLE COSE

(poesie di Claudio Volpe)




Con “La complessità delle cose” Claudio Volpe torna a occuparsi di poesia riscoprendo l’afflato lirico che già aveva trovato in giovanissima età componendo poesie come celebrazione della bellezza della vita. Con questa innovativa e coraggiosa raccolta di liriche, l’autore ha scelto di indagare il mondo in ogni sua sfaccettatura, calandosi a pieno nella realtà dell’essere umano e penetrando nelle viscere delle cose che costruiscono la nostra realtà. Ecco dunque che l’amore e la felicità, il dolore e il disorientamento, il sesso e la memoria diventano i mattoni di una costruzione complessa dinanzi alla quale ognuno di noi si pone con meraviglia e stupore. La consapevolezza che la realtà sia qualcosa di estremamente complesso spinge ad un amore universale verso ogni essere e verso quel senso di umanità che ci rende capaci, nonostante tutto, di scovare la bellezza di esistere.







Qual è la strada per il
paradiso?
È nel palmo della tua mano
quando mi accarezzi
ed è nel palmo della mia
mentre ti sorreggo.

Dov’è la strada per la felicità?
È nelle pieghe del tuo volto
quando guardi il mio
che avanza randagio nella vita
ed è nelle rughe del mio sorriso
accartocciato quando vedo l’universo
esplodere nei tuoi occhi.

Come si sale fin sopra al cielo
senza passare per l’inferno?
Forse prendendoci, mano nella mano,
mentre corriamo nella foresta
quando è notte:
io dietro che ti seguo,
tu dietro che mi segui.
E guarderemo finire
il nostro tempo senza tremare
se non di quell’amore che ci abita.



Claudio Volpe nasce nel 1990. E' autore di romanzi, poesie e testi teatrali. Tra le sue opere, "Il vuoto intorno" (presentato al Premio Strega da Dacia Maraini) ,  "Stringimi prima che arrivi la notte" (presentato al Premio Strega da Renato Minore e finalista al Premio Flaiano), "Raccontami l'amore", "Ricordami di essere felice".  

giovedì 14 maggio 2015

Dacia Maraini e Roberto Ippolito presentano "RICORDAMI DI ESSERE FELICE" di Claudio Volpe

RICORDAMI DI ESSERE FELICE


IL NUOVO LIBRO
DI 
CLAUDIO VOLPE


                                                               (foto: Valeria Volpe)

Venerdì 15 maggio, alle ore 18:00 presso La Feltrinelli di Via Appia a Roma (metro Furio Camillo) Dacia Maraini e Roberto Ippolito presenteranno "RICORDAMI DI ESSERE FELICE", il nuovo libro di Claudio Volpe.

                                                                  (foto: Valeria Volpe)

Dacia Maraini, la più importante e famosa scrittrice italiana al mondo, vincitrice del Premio Strega e del Premio Campiello, è colei che ha scoperto Claudio Volpe come scrittore fin dai tempi del suo primo romanzo "Il vuoto intorno", scritto all'età di ventuno anni e dalla stessa presentato al Premio Strega.

                                            (foto: Foto Giovanni Currado Agr dell'11 giugno 2014.)

Roberto Ippolito è un noto dei più noti scrittori e giornalisti italiani, autore di best seller come "Evasori", "Il Bel Paese maltrattato", "Ignoranti" e "Abusivi". Dirige il festival letterario "Libri al centro", il primo festival letterario a svolgersi in un centro commerciale.

                                                     CLAUDIO VOLPE


nasce a Catania nel 1990, si diploma al liceo classico e si laurea con lode in giurisprudenza. Nel 2012 pubblica il suo romanzo d’esordio, “Il vuoto intorno”, presentato al Premio Strega da Dacia Maraini, vince il Premio Franco Enriquez ed è finalista al Premio Torre Petrosa. Nel 2013 esce “Stringimi prima che arrivi la notte”, anch’esso presentato al Premio Strega e finalista al premio Flaiano. Sempre nel 2013 vince il Premio Internazionale Napoli Cultural Classic e pubblica “Raccontami l’amore”, dialogo scritto a quattro mani con l’ex parlamentare Anna Paola Concia sui temi dell’omosessualità e della violenza sulle donne.

                                                                    IL LIBRO:


“Ricordami di essere felice” è il nuovo libro di Claudio Volpe, una raccolta di racconti e monologhi teatrali che scandagliano l’animo umano con l’obiettivo di comprenderne le pieghe più nascoste, le sfumature, i tic e le nevrosi. E’ un’indagine sulla reale essenza della felicità, su cosa essa sia, sulla sua complessità. Cosa vuol dire essere davvero felici? Si può crescere nelle sottrazioni ed essere felici con ciò che non si ha? In una serie di racconti serrati questo libro sa dare spazio a molte voci diverse, l’omosessuale torturato in Russia, la donna costretta a prostituirsi, la madre di famiglia soggetta a violenze da parte del marito, l’ex SS nazista pentita del suo operato, voci che ci ricordano come, qualunque cosa accada, ognuno di noi ha sempre bisogno di avere accanto a sé qualcuno che gli ricordi l’importanza di vivere il presente ed essere felici.

domenica 22 marzo 2015

RICORDAMI DI ESSERE FELICE

RICORDAMI DI ESSERE FELICE
il mio nuovo libro in libreria dal (25 marzo 2015)



“Ricordami di essere felice” è il nuovo libro di Claudio Volpe, una raccolta di racconti e monologhi teatrali che scandagliano l’animo umano con l’obiettivo di comprenderne le pieghe più nascoste, le sfumature, i tic e le nevrosi. E’ un’indagine sulla reale essenza della felicità, su cosa essa sia, sulla sua complessità. Cosa vuol dire essere davvero felici? Si può crescere nelle sottrazioni ed essere felici con ciò che non si ha? In una serie di racconti serrati questo libro sa dare spazio a molte voci diverse, l’omosessuale torturato in Russia, la donna costretta a prostituirsi, la madre di famiglia soggetta a violenze da parte del marito, l’ex SS nazista pentita del suo operato, voci che ci ricordano come, qualunque cosa accada, ognuno di noi ha sempre bisogno di avere accanto a sé qualcuno che gli ricordi l’importanza di vivere il presente ed essere felici.





"Sono racconti quelli di Claudio Volpe che afferrano fortemente la vita, la scuotono, la abbattono, non le danno requie, compiendo un salutare salto nel vuoto per porre al centro una realtà, la nostra (il nulla degli affetti, la guerra, l’intolleranza, lo stillicidio della violenza quotidiana) ribollente e perennemente in costruzione. Vogliono rappresentare paure, aspettative, sogni, desideri, nevrosi e contraddizioni, azioni, scelte, inganni, precipizi della mente, ingorghi e violenze dell’esistenza. Un mondo corrusco, caravaggesco, in cui le singole storie riflettono una sensazione e un ansito di corsa, un correre dal buio verso un’impossibile luce, una sorta di riscatto od’improbabile salvezza. L’occhio insieme fulminante e pietoso del narratore riesce a circoscrivere questo suo mondo brulicante e straziato, questa geografia di sentimenti angosce e passioni in una bruciante, continua identificazione negli smarrimenti angosciosi dei vari ”naufraghi”, i suoi frastornati piccoli eroi, sconfitti e disorientati. Prima custoditi dentro la placenta marina (come nel simbolico racconto d’esordio “Io sono il mare”), e poi gettati sulla spiaggia fradici, stillanti, trasfigurati di caos irreale."

(dalla prefazione di Renato Minore)